Videogiochi: le mamme a scuola



Il Natale che si avvicina porta, inevitabilmente con sé l’argomento regali fra i quali spiccano, oggi, le varie console per videogiochi. Proprio l’altra mattina, al bar, si parlava di console con un “quasi pensionato” e una giovane mamma. Entrambi erano bene informati sull’argomento ma mi ha colpito la particolare consapevolezza della mamma che mi ha rivelato di essere lei ad accompagnare i figli quando devono acquistare i loro giochi.

Un atteggiamento che mi ha colpito giacché la console da gioco non era assolutamente motivo di ansia e preoccupazione, anzi mi è sembrato essere un argomento del quale parlasse con i figli. Ovviamente il servizio di un TG di oggi sul corso gratuito dedicato proprio alle mamme organizzato dallo Spaee, Servizio di psicologia dell’apprendimento e dell’educazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e da Nintendo Italia dal titolo: “Videogiochi e mamme: mi intendo di Nintendo (ds)?! – La gestione del rapporto tra videogiochi e figli” mi ha incuriosito ulteriormente. Secondo gli organizzatori del corso, infatti, la console può diventare facilmente un nuovo mezzo per mantenere il contatto con i figli, a patto di conoscerne bene le caratteristiche. Come dice Manuela Cantoia, docente di Psicologia Generale e mamma di due bambini di sette e dieci anni “La consapevolezza infatti è il mezzo più efficace per affrontare quel mondo complesso dell’intrattenimento virtuale che tanto coinvolge i nostri figli” e prosegue “Anch’io ho voluto affiancarmi ai miei figli durante i loro momenti di gioco e mi sono resa conto che solo conoscendo bene gli strumenti utilizzati quotidianamente si può imparare a distinguerne le diverse tipologie, avere chiarezza sui loro effetti, fare acquisti mirati e sicuri”. Infatti, come abbiamo detto altre volte, il problema in fondo non è il gioco o la console in se, ma il modo d’uso e, soprattutto, i tempi “Che” prosegue Cantoia “traducendo in regole pratiche significa concedere l’uso della console per non più di un’ora al giorno ai più grandicelli e solo mezz’ora ai piccolini”.